Presente Infinito / Chiaramonte ITA

Sulla stessa via in senso opposto

Il volume Presente Infinito si pone come testimonianza visiva e testuale di un episodio nuovo e singolare nella cultura fotografica del nostro paese. Questi autori, dopo aver incontrato la fotografia facendone l’opera della vita, attraverso studi ed esperienze in città antropologicamente lontane e geograficamente distanti tra loro come Palermo, Milano, Napoli, Cesena, hanno compreso nell’ascolto delle mie lezioni accademiche, che le loro visioni, assolutamente personali e irriducibili tra loro, sono state generate e sono rese vive ed autentiche dal comune sentire della tradizione italiana, quale si rivela nella teoria e nella pratica della rappresentazione figurale e della divina mimesi che, da Dante arriva senza interruzione alcuna sino a Pier Paolo Pasolini e ai pittori della Trans-avanguardia.

Ancora giovani ma ormai maturi, questi artisti recuperano e danno nuova ragione e nuovo significato alla presenza e alla centralità dell’uomo nel paesaggio e nella veduta urbana, che contraddistingue ed accomuna le diverse generazioni della moderna fotografia italiana: quella di Giuseppe Pagano e Alberto Lattuada, quella di Paolo Monti e Pietro Donzelli, quella di Mario Giacomelli e Mario Carrieri, quella di Luigi Ghirri e di alcuni autori esposti e pubblicati in Viaggio in Italia del 1984.

Marcello De Masi, Luigi Fiano, Lorenzo Martelli, Alvise Raimondi, Sebastiano Raimondo, Giovanni Scotti hanno così deciso di relazionarsi quotidianamente tra loro e quindi di configurarsi come gruppo artistico, condividendo e confrontando criticamente le loro conoscenze e le loro opere precedenti. Insieme hanno deciso di scegliere Napoli come primo tema di un operare creativo comune, affittando come luogo di permanenza, incontro e lavoro, un’antica casa ammobiliata, in cui vecchi letti e armadi, sedie e tavolini, quadri e altarini devozionali li accolgono, facendoli diventare parti vive nella trama della loro lunga storia. Confrontandosi ogni giorno durante la realizzazione del loro progetto comune sulla città partenopea, che sarà realizzato entro il 2015, hanno sentito la necessità di riesaminare ed esporre insieme le immagini dei precedenti lavori, realizzati ancora in totale autonomia creativa. Grazie alla generosità di Sandro Scalia, docente all’Accademia di Belle Arti, e alla disponibilità della città di Palermo, queste immagini possono finalmente acquisire visibilità, focalizzando l’attenzione sulla necessità di ripartire da quell’estremo sud dell’Europa che è la Sicilia, per comprendere e possibilmente amare ancora la difficile realtà umana che è la penisola italiana.

Il presente per questi autori non è il movimento inarrestabile del tempo cronologico, quel punto inafferrabile e invisibile che annulla il proprio sé, vivente solo nel qui e ora, per poter continuare a vivere il proprio sé nel tempo prossimo e in quello futuro. Per questi autori il presente è la ferma immobilità del tempo istantaneo che ogni evento significativo traccia e imprime per sempre nel cuore della loro esistenza. Come l’atto del ricordo, che riporta alla luce della coscienza ciò che giace nel profondo della memoria, così l’atto del fotografare conserva la memoria dell’evento che lo genera e, attraverso l’immagine, la rende presente allo sguardo di chi la contempla.

Il punto inafferrabile e invisibile del tempo cronologico, grazie al tempo istantaneo della fotografia, si trasforma nel punto di fuga sull’infinito in cui si generano contemporaneamente sia lo spazio della rappresentazione, sia l’immagine che lo rappresenta. Questo processo performativo della fotografia, nel suo mettere a fuoco ogni dettaglio del visibile, è reso però possibile dall’emozione che s’accende nel cuore del fotografo di fronte all’esperienza del mistero che ogni evento dell’esistenza rende visibile al suo sguardo. Lothar Schirmer, primo promotore e editore dell’opera dei Becher e della Düsseldorfer Schule, davanti alla mia improvvisa domanda in cui gli chiedevo ragione del successo globale di questi autori, rispose istantaneamente, senza alcuna esitazione: Because they are un-emotional! Lungo la stessa via che percorrono i fotografi tedeschi e i loro epigoni sparsi ormai in tutto il mondo, questi autori italiani si stanno muovendo verso la direzione opposta, seguendo il senso che conduce all’infinito inconoscibile e sempre nuovo del cuore umano.
 

Giovanni Chiaramonte